Di Abou Muadh
Non vi insegno nulla di nuvo dicendovi che l’insegnamento della lingua araba in
tutto il mondo – compresi i paesi arabi – attraversa una crisi profonda dovuta a
un vizio di metodologia e ad una formazione linguistica tardiva dei
bambini.
La lingua araba classica è una delle rare lingue insegnate, che
non è parlata in nessun posto; e ciò spiega il senso di malessere che viviamo
oggi. I paesi arabi sono tutti vittime dei loro stessi dialetti, che nuocciono
considerevolmente alla pratica della lingua araba classica.
In realtà,
nel mondo arabo, la gran maggioranza dei maestri e degli insegnanti, dalla
scuola materna all’università, fanno fatica a parlare rigorosamente in lingua
araba classica, poiché non sono immersi essi stessi in quest’ultima. Tale
incapacità è così trasmessa alle generazioni seguenti. Non esiste un ambiente
normale che permetta di parlare esclusivamente in arabo, ci si trova
semplicemente in un circolo vizioso.
Bisogna sapere, dal punto di vista
linguistico, che tutto si gioca prima dei 6 anni. Secondo diversi scienziati, il
bambino, dalla nascita e fino all’età di 6 anni, dispone di un potere
sbalorditivo che gli permette di assimilare qualsiasi lingua, incorporando tutte
le regole grammaticali, di coniugazione, e le forme da questa derivate. Tanto
più che questo potere gli permette di acquisire simultaneamente diverse lingue,
a condizione che esse non siano frutto di mescolanza da parte del suo
interlocutore. In altri termini, ciascuna delle persone esistenti nell’ambiente
del bambino deve rappresentare una lingua parlata, che, a fortiori, deve essere
praticata in maniera perfetta.
Partendo da tale constatazione, il dottor
Abdellah Dannan, un eminente professore di lingua araba d’origine palestinese
che si è interrogato su questa problematica per molti anni, si pose, alla metà
degli anni 70, la seguente domanda: Cosa aspettiamo a parlare ai nostri figli in
arabo classico, se questi ultimi possiedono tali
capacità?
Effettivamente, alla nascita di suo figlio “Bassel” nel 1977,
egli si propose di non parlare a suo figlio se non in arabo letterario, mentre
sua moglie si accontentò di parlargli in dialetto siriano. Applicarono lo stesso
metodo per la loro figlia “Alae”.
I risultati furono più che edificanti:
il piccolo Bassel, prima ancora di compiere i 3 anni, parlava perfettamente la
lingua araba letteraria in modo naturale, senza fare il minimo sforzo e senza
commettere il più insignifcante errore grammaticale, né di coniugazione. Nello
stesso tempo, era capace di parlare il dialetto siriano e sapeva distinguere tra
le due lingue. Suo padre, che comunicava in dialetto siriano con sua moglie, si
era vietato di comunicare con lui in un’altra lingua che non fosse l’arabo
classico.
Durante tutta la loro infanzia, i due bambini non frequentarono
alcun corso d’arabo, di grammatica o di coniugazione, di scrittura o di lettura
da parte del loro padre, il dottor Abdellah Dannan, che si accontentò soltanto
di praticare la lingua.
Quando Bassel fece il suo ingresso alla scuola
elementare e imparò a leggere, fece un’enorme scoperta: si rese semplicemente
conto che la lingua che egli parlava era identica a quella dei libri che aveva
tra le mani. Non provava alcuna difficoltà a comprendere ciò che leggeva. Da
quel momento, il libro divenne il suo miglior amico. Suo padre racconta che, in
un anno, Bassel aveva letto più di 300 storie, fatto rarissimo a quell’età,
soprattutto quando si sia nati in una famiglia araba.
Giunti alle
elementari, l’immensa maggioranza dei bambini dei paesi arabi scoprono una nuova
lingua: l’arabo classico. In effetti, durante gli anni trascorsi alla scuola
elementare, i bambini non sentono e non parlano che il dialetto locale, che è
lontano dall’essere istruttivo, ed è la stessa lingua che ascoltano per la
strada o a casa loro. L’inizio degli studi elementari è lungi dal porre ordine
in questa situazione. Infatti, come indicato precedentemente, tutti gli
insegnanti delle elementari, delle medie e delle superiori privilegiano il
dialetto all’arabo classico, addirittura durante le lezioni dedicate all’arabo
classico. Il potere che il bambino deteneva prima dell’età di 6 anni non è stato
messo a frutto a tale scopo, di conseguenza quest’ultimo all’inizio incontra
grandi difficoltà per comprendere questa nuova lingua.
Vi basterà, a
titolo d’esempio, interrogare qualsiasi bambino che viva in un paese arabo e che
stia imparando a leggere; vi confesserà di provare grandi difficoltà a
comprendere, poiché la lingua che parla quotidianamente è diversa da quella del
libro. È necessario constatare che lo stesso non avviene per un bambino francese
o tedesco, che non fa distinzione tra ciò che legge e ciò che dice. Il dialetto
dei nostri rispettivi paesi ha completamente prevalso sull’arabo classico, che
soffre di un forte regresso.
Questa constatazione allarmante spiega in
gran parte perché gli arabi in linea generale non leggono se non pochissimo. Per
verificarlo, basta paragonare i passeggeri dei trasporti pubblici nei paesi
arabi che approfittano del loro tragitto per leggere, con quelli dei paesi
occidentali: la differenza è flagrante.
In seguito a questa felice
esperienza, il dott. Abdellah Dannan decise di mettere in pratica il suo metodo
all’interno di una scuola materna. Una rondine non fa primavera, si trovò di
fronte delle maestre che, avendo un certo livello di arabo, avevano però delle
difficoltà ad esprimersi in arabo classico in maniera corretta, e ciò era in
contraddizione col suo obiettivo.
Secondo lui, le capacità di
un’insegnante non si misurano dai diplomi ottenuti, o dalla capacità di
memorizzare e spiegare l’insieme delle regole grammaticali e di coniugazione
dell’arabo, ma soprattutto dalla facoltà di applicare queste regole e praticare
l’arabo classico in modo fluente e continuo, senza commettere il minimo
errore.
Per questo, egli elaborò tutto un programma di formazione di 50
ore in 15 giorni, che consisteva nel formare ogni persona desiderosa di
praticare l’arabo classico nel modo più corretto. Il minimo richiesto è un
livello di diploma di scuola media superiore di un paese arabo, poiché –
beninteso – alcune nozioni devono essere acquisite da chi partecipi a questo
seminario.
Fu in Kuwait che la sua prima scuola elementare vide la luce,
e fu un grande successo. Il ministro dell’educazione nazionale kuwaitiano
dell’epoca rese visita di persona a questa scuola, rendendosi egli stesso conto
dell’impatto di questo metodo attraverso decine di bambini dai 3 ai 6 anni che
praticavano perfettamente la lingua araba.
Residente oggi in Siria, il
dott. Abdellah Dannan è attualmente direttore di una scuola materna a Damasco,
che egli ha creato nel 1992. Ha anche formato più di 1000 insegnanti a questo
scopo, in diversi paesi arabi, tra cui il Sultanato dell’Oman che, grazie al
sostegno del ministero dell’educazione nazionale, ha diffuso il metodo
all’insieme delle scuole pubbliche del territorio, dalla materna al liceo. La
cosa più stupefacente è che tra le persone che il dott. Abdellah Dannan ha
formato, si potevano trovare decine di professori universitari, la cui
specialità era la lingua araba.
L’obiettivo del mio contributo in questo
forum è quello di incitarvi ad organizzare delle strutture identiche nelle
vostre città rispettive, almeno per i 3 anni della scuola materna, e ciò nel
modo seguente:
Si tratterebbe in effetti di consacrare la mattinata
all’arabo, assumendo maestre o maestri che abbiano un certo livello in arabo e
che siano pronti a seguire questo seminario di formazione, allo scopo di
migliorare considerevolmente la loro capacità dialettica.
Il pomeriggio
sarebbe di conseguenza dedicato al francese.
Intendiamoci bene: non si
tratta in alcun caso di insegnare qualcosa; è solo questione di comunicare coi
bambini nelle due diverse lingue e in due momenti distinti della giornata. Le
attività, le conoscenze, e la pedagogia dei programmi ministeriali devono
restare le stesse.
Posso garantire che se organizzerete un tale metodo,
sarete in grado di rivoluzionare l’insegnamento della lingua araba in Francia, e
perfino in tutta l’Europa, poiché una scuola materna bilingue (franco-araba) non
esiste ancora da nessuna parte.
In più, siamo di fronte, oggi, a una
grande sfida, che è quella di preservare i nostri figli nell’Islâm. Questo
obiettivo non si può concretizzare che attraverso una trasmissione corretta
della lingua araba, poiché è in quest’ultima che il Corano è stato rivelato e
che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) si è rivolto alla sua comunità. Una
delle principali preoccupazioni della colonizzazione francese nel Maghreb è
stata quella di creare il fossato più profondo possibile tra gli indigeni e la
lingua de Corano, poiché i coloni sapevano benissimo da dove poteva nascere la
resistenza.
Mi sono recato io stesso, durante l’ultima settimana del
marzo scorso, a Damasco, per incontrare Abdellah Dannan, con cui ho lungamente
discusso a questo riguardo. Ho potuto filmare e osservare attentamente decine di
bambini che parlavano in arabo classico in maniera naturale, e ciò mi ha
gradevolmente sorpreso.
Una volta rientrato in Francia, e dietro
raccomandazione del professore, mi sono messo ad applicare il suo metodo coi
miei due figli: Mouadh che avrà presto 4 anni e Safiya di 3. Diplomato in lingua
araba all’università di Aix en Provence, ho deciso di parlare con loro
rigorosamente in arabo classico, ponendo in evidenza i suffissi di ogni parola
che pronuncio. Soltanto pochi giorni dopo, i miei bambini hanno cercato
rapidamente di imitare ognuna delle costruzioni sintattiche che utilizzavo, e
sono riusciti ad assimilare un discreto vocabolario. Sfrutto anche diversi
cartoni animati e decine di storie redatte in arabo e dedicate ai bambini che ho
potuto procurarmi durante il mio viaggio in Siria.
Oggi, sei mesi dopo,
il risultato è davvero incredibile. I miei due figli alhamdulillah parlano
perfettamente l’arabo classico, e non mi si rivolgono che in arabo. Ciò potrebbe
sembrare stupefacente, ma posso garantirvi che sarete testimoni dei
risultati.
In quanto a mia moglie, ella continua a parlare loro in
dialetto marocchino, mentre il mio figlio maggiore impara il francese alla
scuola materna.
Non esitate, se avete delle domande o anche delle
critiche, sarò lieto di rispondervi inshallah.
Fraternamente,
Abou
Mouadh